Chiesa di Sant’Ambrogio

Pubblicato da il 7 agosto 2014

Tratto da artestoria.net

Chiesa parrocchiale, S. Ambrogio: nel punto più elevato dell’abitato, detto la rocca [Grignolio 1993, p. 112]. Fu elencata nel registro delle decime della diocesi di Vercelli, pieve di S. Cassiano, nel 1299 senza titolo, nel 1348 col titolo [ARMO, p. 37, 112]. Nella proprietà marchionale in cima alla collina c’era una chiesetta (la cui facciata rivolta a oriente in mattoni a vista è ancora riconoscibile presso l’abside a lato del fianco destro); probabilmente era una cappella annessa al palazzo signorile, impiegata anche come cimitero sussidiario e, dal 1770, quale ampia sacrestia; dalla metà degli anni sessanta del sec. XX è invece utilizzata per i servizi sacri nel periodo invernale. Constatata l’insufficienza della vecchia parrocchiale, nel 1765 il vescovo mons. Avogadro sollecitava l’erezione di una nuova chiesa. Posa della prima pietra il 29/9/1772; si dovette abbattere un muraglione di proprietà dei Gozzani; la nuova costruzione inglobò la cappella signorile [AD 1974, p. 141; Spina 1994, pp. 33-34]. Il progetto si deve a Evasio Andrea De Gioanni; capomastro fino al 1778 fu Giovanni Antonio Notaro, quindi subentrò Giacomino Manfrini [Spina 1994, p. 29]. Il trasporto delle centinaia di migliaia di mattoni era effettuato a passamano dalla fornace appositamente apprestata nella valle presso la fontana solforosa. L’edificio fu ultimato verso la fine del 1781 e consacrato dal vescovo mons. Avogadro il 25/7/1782 [AD 1991, p. 218] (una lapide collocata in controfacciata sopra la bussola ricorda la posa della prima pietra e la consacrazione). Restauro nel 1896 [Spina 1994, p. 92]. 

Bella facciata a due ordini, dorico e ionico, scandita da quattro lesene, che delimitano due porzioni laterali lievemente concave, ciascuna con una nicchia vuota al primo piano; anche il fastigio è curvilineo. Semplice portale con timpano triangolare; una lapide posta sopra il portale riporta un brano dal 2° libro delle Cronache: «Elegi enim et sacrificavi locum istum ut sit nomen meum …» [Grignolio 1993, p. 112]; più in alto si apre una finestra cuoriforme. Interno a pianta rettangolare con angoli smussati in curva, presbiterio, abside semicircolare. Ambiente alto e spazioso, povero di decorazioni; illuminazione abbondante attraverso finestre nell’abside e grandi finestre rettangolari sopra gli altari laterali e nella facciata. Volte a botte su vari ambienti, al centro c’è una cupola molto ribassata su pianta ellittica. Tutt’intorno corre un’alta trabeazione con dentelli, sostenuta da grandi lesene doriche [Olivero 1940, p. 230]. Altare maggiore composto di marmi policromi, risalente alla prima metà del sec. XVIII (marmorari lombardi) [Di Majo 2010, p. 445]; la porticina del tabernacolo con l’Agnus Dei è stata disegnata da Mario Surbone (seconda metà sec. XX); sull’altare sono collocati candelabri di rame argentato. In alto sopra il coro e dietro l’organo, è posta una grande tela raffigurante S. Ambrogio intento a scrivere il De officiis ministrorum. Ai lati del presbiterio sulla sinistra c’è una pala di notevole fattura con la Gloria di S. Francesco Saverio (sec. XVIII) e sulla destra il seicentesco Matrimonio celeste di S. Caterina da Siena (sec. XVII), attribuito a Orsola Caccia (?), proveniente dalla chiesa scomparsa di S. Caterina, entrambe recentemente restaurate. La balaustrata marmorea, di Stefano Bottinelli, abbraccia il presbiterio e due edicole entro nicchie semicircolari con piccolo altare: in una edicola c’è una pala raffigurante la Pentecoste, nell’altra una modesta statua del Sacro Cuore. Due altari più grandi trovano posto in bracci laterali poco profondi: l’altare dell’Addolorata, a destra, più importante, ha un bel fastigio attribuito al Magnocavalli (?) e reca in una nicchia una statua dell’Addolorata; l’altare del Crocifisso a sinistra, di stucco e scagliola, ha una pala raffigurante il Crocifisso invocato dalle anime purganti [Grignolio 1993, p. 113]. Sul piccolo ed elegante battistero è sistemato il Battesimo di Gesù, opera giovanile di Mario Surbone (1948) [Spina 1994, pp. 41-42]. Dietro l’altar maggiore è collocato il prestigioso organo Tamburini a trasmissione meccanica e registrazione elettrica, dotato di 18 registri reali, donato dal maestro Angelo Surbone, che effettuò il collaudo nella festa di Cristo Re del 1968 [AD 1991, p. 218]. Sul lato destro del presbiterio si apre la cappella invernale ricavata dall’antica chiesetta nobiliare; dietro la mensa d’altare c’è un Crocifisso settecentesco [Grignolio 1993, pp. 113-14].